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L'Arte di Ottavio Pinarello, artista, pittore...

 

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Catalogo Biennale di Venezia 2026, Padiglione Nazionale della Guinea a San Servolo
61° edizione Esposizione Internazionale d'Arte, pubblicato da Mondadori

Parte dedicata all'artista Ottavio Pinarello, testo critico di Carlo Stragapede,
curatore della Biennale di Venezia per il Padiglione di San Servolo (text also in English further down..)

Nota: l'artista Ottavio Pinarello in particolare ha scelto di esporre l’opera La Cerniera - The Zipper (del 2018) alla Biennale di Venezia proprio per il contesto di questa edizione in cui si ricerca il confronto tra culture: "la cerniera come forma di confine che eppure unisce e crea collegamento tra entità diverse, relazione tra volti e profili distinti che coesistono e che costituiscono insieme l’anima del genere umano..." (Ottavio Pinarello, 2026).
Note: The Zipper - La Cerniera (2018), was chosen by the artist O. Pinarello for the Venice Biennale 2026, which seeks comparison between different cultures: "the zipper as a form of border which however unites and creates a connection between different entities, a relationship between distinct faces and profiles that coexist and together constitute the soul of the humankind…" (Ottavio Pinarello, 2026).

 

 

 

Ottavio Pinarello (Padova, 1971) si configura nel panorama contemporaneo come un indagatore delle profondità dell’essere, muovendosi in un territorio dove la pittura informale e la precisione fotografica convergono in una sintesi simbolista di rara intensità. Formatosi in un alveo di studi classici e filosofici, l’artista ha precocemente eletto l’arte a strumento di analisi ontologica, superando il dato figurativo per approdare a un’estetica della materia intesa come proiezione dell’anima. Il fulcro della sua poetica risiede nella dialettica tra il profilo umano stilizzato – guscio pittorico e sentinella silenziosa – e l’immagine fotografica, che Pinarello paradossalmente utilizza non per documentare il tangibile, ma per rendere percepibili concetti e pensieri altrimenti invisibili. In questo raffinato gioco di specchi, i ruoli si ribaltano: la fotografia si fa specchio di una realtà interiore, mentre la pittura assume l’onere di rappresentare l’esteriorità. Il confine tra le due dimensioni svanisce in una metamorfosi visiva dove le diverse realtà appaiono fuse e distinte al contempo, portando il soggetto in una dimensione atemporale, priva di coordinate spaziali. Già protagonista di rassegne internazionali e collaboratore di figure seminali come Gillo Dorfles e Paolo Barozzi, Pinarello approda a questo dialogo tra culture portando una visione in cui l’opera diventa “spazio immersivo” di riflessione psicologica. Le sue “note minori” risiedono proprio in questo confine incerto tra pittura e scatto, una soglia liminale che invita lo spettatore a riscoprire la dignità della propria complessità interiore.

(Carlo Stragapede, 2026)

Ottavio Pinarello (Padua, 1971) has established himself on the contemporary art scene as an explorer of the depths of being, operating in a realm where informal painting and photographic precision converge in a symbolist synthesis of rare intensity.
He trained in classical and philosophical studies, and at an early age chose art as a tool for ontological analysis, moving beyond the figurative to arrive at an aesthetic of matter understood as a projection of the soul. The core of his artistic vision lies in the interplay between the stylised human figure – a pictorial shell and silent sentinel – and the photographic image, which Pinarello paradoxically uses not to document the tangible, but to make otherwise invisible concepts and thoughts perceptible. In this elegant interplay of mirrors, the roles are reversed: photography becomes a mirror of an inner reality, whilst painting takes on the task of representing the external world. The boundary between the two dimensions dissolves in a visual metamorphosis where the different realities appear both fused and distinct at the same time, transporting the subject into a timeless dimension devoid of spatial coordinates. Having already featured in international exhibitions and collaborated with seminal figures such as Gillo Dorfles and Paolo Barozzi, Pinarello brings to this dialogue between cultures a vision in which the artwork becomes an “immersive space” for psychological reflection. His “minor keys” lie precisely in this blurred boundary between painting and photography, a liminal threshold that invites the viewer to rediscover the dignity of their own inner complexity.


(Carlo Stragapede, 2026)


 

 

 

 

 

 

 


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