|
Ottavio Pinarello (Padova,
1971) si configura nel panorama contemporaneo come un indagatore
delle profondità dell’essere, muovendosi in un territorio dove la
pittura informale e la precisione fotografica convergono in una
sintesi simbolista di rara intensità. Formatosi in un alveo di studi
classici e filosofici, l’artista ha precocemente eletto l’arte a
strumento di analisi ontologica, superando il dato figurativo per
approdare a un’estetica della materia intesa come proiezione
dell’anima. Il fulcro della sua poetica risiede nella dialettica tra
il profilo umano stilizzato – guscio pittorico e sentinella
silenziosa – e l’immagine fotografica, che Pinarello paradossalmente
utilizza non per documentare il tangibile, ma per rendere
percepibili concetti e pensieri altrimenti invisibili. In questo
raffinato gioco di specchi, i ruoli si ribaltano: la fotografia si
fa specchio di una realtà interiore, mentre la pittura assume
l’onere di rappresentare l’esteriorità. Il confine tra le due
dimensioni svanisce in una metamorfosi visiva dove le diverse realtà
appaiono fuse e distinte al contempo, portando il soggetto in una
dimensione atemporale, priva di coordinate spaziali. Già
protagonista di rassegne internazionali e collaboratore di figure
seminali come Gillo Dorfles e Paolo Barozzi, Pinarello approda a
questo dialogo tra culture portando una visione in cui l’opera
diventa “spazio immersivo” di riflessione psicologica. Le sue “note
minori” risiedono proprio in questo confine incerto tra pittura e
scatto, una soglia liminale che invita lo spettatore a riscoprire la
dignità della propria complessità interiore.
(Carlo Stragapede, 2026) |
Ottavio Pinarello (Padua,
1971) has established himself on the contemporary art scene as an
explorer of the depths of being, operating in a realm where informal
painting and photographic precision converge in a symbolist
synthesis of rare intensity.
He trained in classical and philosophical studies, and at an early
age chose art as a tool for ontological analysis, moving beyond the
figurative to arrive at an aesthetic of matter understood as a
projection of the soul. The core of his artistic vision lies in the
interplay between the stylised human figure – a pictorial shell and
silent sentinel – and the photographic image, which Pinarello
paradoxically uses not to document the tangible, but to make
otherwise invisible concepts and thoughts perceptible. In this
elegant interplay of mirrors, the roles are reversed: photography
becomes a mirror of an inner reality, whilst painting takes on the
task of representing the external world. The boundary between the
two dimensions dissolves in a visual metamorphosis where the
different realities appear both fused and distinct at the same time,
transporting the subject into a timeless dimension devoid of spatial
coordinates. Having already featured in international exhibitions
and collaborated with seminal figures such as Gillo Dorfles and
Paolo Barozzi, Pinarello brings to this dialogue between cultures a
vision in which the artwork becomes an “immersive space” for
psychological reflection. His “minor keys” lie precisely in this
blurred boundary between painting and photography, a liminal
threshold that invites the viewer to rediscover the dignity of their
own inner complexity.
(Carlo Stragapede, 2026) |